Il settimo Rapporto sulla politica di coesione, pubblicato dalla Commissione Europea, lo scorso 9 ottobre,  approfondisce l’impatto  della stessa  sulle politiche nazionali e definisce diverse ipotesi per migliorarne l’attuazione nel post 2020.

L’economia  europea risulta essere in ripresa, ma resta la disparità tra le Regioni. Per molte di esse, infatti, i tassi di disoccupazione e il pil pro-capite sono al di sotto dei livelli pre-crisi. Le mappe regionali dimostrano altresì la consistente riduzione del pil pro- capite in moltissime Regioni europee, tra il 2008 e 2015, rispetto alla media europea. In Italia il calo supera anche i 20 punti percentuali, come mostra la Regione Lazio. Nel Mezzogiorno solo la Puglia evidenzia un decremento del pil pro-capite tra  lo zero e il 5%, mentre le riduzioni registrate nelle Regioni Campania, Basilicata, Calabria, Sicilia e Sardegna si attestano tra il -10 e il -5%.

In riferimento ai tassi di disoccupazione, sono  soprattutto i giovani al di sotto dei 25 anni che continuano ad avere difficoltà a trovare lavoro. Nel 2016 in tutte le Regioni del Sud l’incidenza dei Neet ha raggiunto quota 20% sul totale dei ragazzi di età compresa tra i 15 e i 24 anni.

Tra i fattori determinanti la disuguaglianza tra le Regioni vi è la scarsa qualità delle amministrazioni regionali che ostacola lo sviluppo economico e riduce l'impatto degli investimenti pubblici, compresi quelli cofinanziati dalla politica di coesione. Nel Meridione sono la Campania e la Calabria a guidare la classifica delle regioni con l’indice di qualità di governo negativo (-1,75).  E’ necessario pertanto migliorare le istituzioni per potenziare l'impatto di quest’ultima e per sostenere gli Stati membri  nell’affrontare le sfide  quali:  la rivoluzione digitale, la globalizzazione, i mutamenti demografici e la coesione sociale, la convergenza economica e i cambiamenti climatici.

Secondo la Commissione Europea, molte delle Regioni in difficoltà sembrano bloccate in una "trappola di reddito medio", ovvero non sono né abbastanza arretrate per poter competere né abbastanza avanzate per stare sul mercato.

Per uscire da tale impasse, suggerisce una serie di opzioni per migliorare  l'attuazione della politica di coesione che dovrà essere finalizzata al raggiungimento di tre obiettivi principali: gestire la globalizzazione, non lasciare nessuno indietro e sostenere le riforme strutturali.

L’ipotesi più importante riguarda il sistema di assegnazione dei fondi che potrebbe essere rivisto aggiungendo criteri legati alle sfide che l'Ue affronta, dalla demografia e dalla disoccupazione all'inclusione sociale e alla migrazione, dall'innovazione al cambiamento climatico.

Tra le altre proposte, vi sono l’aumento dei livelli del cofinanziamento nazionale per la politica di coesione, una maggiore complementarità tra gli strumenti finanziari, l’introduzione di un approccio molto più radicale per semplificare l'implementazione della politica, diventata sempre più complessa da gestire.

Il dettaglio dei vari aspetti del Rapporto è consultabile anche nella sezione "Centro Studi" sotto la voce "Studi e ricerche" del nostro sito.

 


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