NAPOLI EUROPEA. 100 ANNI DI FUTURO

APERTURA DEI LAVORI - AMBROGIO PREZIOSO, PRESIDENTE UNIONE INDUSTRIALI NAPOLI

TEATRO DI SAN CARLO GIOVEDI’ 22 GIUGNO 2017, ORE 9,30

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 Buongiorno a tutti e benvenuti a Napoli.

Saluto il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.

Saluto il Ministro per la Coesione territoriale e il Mezzogiorno, Claudio De Vincenti, il Vice Presidente del Parlamento europeo, David Sassoli, il Sindaco di Napoli, Luigi De Magistris, il Presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia, il Presidente dell’Istat, Giorgio Alleva, il Responsabile Divisione Banca dei territori di Intesa Sanpaolo, Stefano Barrese, e il Direttore del Corriere della Sera, Luciano Fontana, che modererà i lavori.

Nel corso dell’incontro proietteremo un video messaggio del Commissario Europeo alla Politica Regionale, Corina Cretu.

Grazie a tutti per aver accolto il nostro invito e, in particolare, al Presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca.

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Dunque è venuto il giorno che abbiamo tanto atteso. Quello che chiude il percorso di incontri e approfondimenti per i cento anni di Unione Industriali Napoli alla presenza del Capo dello Stato.

La sua partecipazione ci conforta e ci impegna, se possibile, a dare più di quanto non sia già nelle nostre corde.

A gettare il cuore al di là di tutti gli ostacoli, perché se vogliamo trasformare le cose che ci diciamo in fatti concludenti dobbiamo mettere un supplemento d’intenzione e di azione in ogni cosa che facciamo.

Chiunque conosca Napoli, e non c’è nessuno al mondo che non la conosca, sa che potrebbe essere la città più ricca e felice per quantità di storia, di bellezze naturali e artistiche che contiene.

Chi si ferma a contemplare il suo profilo, le sue forme, non può che rimanerne affascinato. Come noi, caro Presidente, nonostante le tante malattie che ne condizionano l’esistenza. E dobbiamo chiederci, finalmente, quanta parte delle sue sofferenze non dipenda anche da noi che ne siamo la parte dirigente.

Quando si parla di Napoli, è difficile sfuggire alla retorica. E corriamo il rischio di elencare i numeri del disagio sgranandoli come un rosario.

Ma dal momento che i numeri sono importanti per comprendere il passato, fotografare il presente e proiettarsi nel futuro, lasciamo che a illustrarli sia il presidente dell’Istat Giorgio Alleva. Nessuno potrebbe farlo più autorevolmente di lui.

Noi cercheremo di evitare di ripetere, fino allo sfinimento, l’elenco delle occasioni mancate. Quelle che ci impediscono di portare a compimento la riqualificazione di Bagnoli, di risanare il centro storico, di rivitalizzare l’area orientale, di fare di Pompei quell’attrattore universale che tutti c’invidiano, di dare ai nostri giovani le occasioni che meritano e che in molti, ormai in troppi, vanno a cercare altrove.

Si può, si deve cambiare.

Appena due anni fa nessuno avrebbe potuto prevedere che flussi di ragazzi anche stranieri giungessero a Napoli, capitale dell’export di cervelli, per frequentare l’Accademia della Apple.

Che per ottenere questa opportunità partecipassero a selezioni effettuate a Londra, Monaco, Madrid o Parigi.

Dobbiamo saper creare sviluppo anche e soprattutto per i nostri giovani. Nel Sud, nell’intero Paese.

Serve un Piano straordinario per il loro ingresso nel mercato del lavoro.

Per i giovani, i nostri giovani, dobbiamo ricorrere a interventi shock come l’azzeramento del cuneo fiscale per un certo numero di anni proposto dal Presidente Boccia che, giustamente, vede imprese e famiglie come parte di un unico blocco d’interessi: se le imprese assumono ad avvantaggiarsene saranno proprio i giovani delle belle famiglie italiane.

Perché la risposta al loro bisogno di procurarsi un reddito dignitoso avvenga con l’inclusione nel mondo del lavoro e non attraverso sostegni artificiali.

“Ogni persona disoccupata è un impoverimento per la società”, ci ricorda il Presidente Mattarella.

Senza lavoro si sopravvive, non si vive, ci ha detto il Sommo Pontefice, esortandoci a perseguire l’obiettivo dell’occupazione produttiva e non del reddito per tutti.

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Guardiamo con sconforto al pil per abitante che dista da quello del Nord come cinquant’anni fa e ci ripromettiamo ogni volta di colmare quel gap ingombrante per noi come per il resto del Paese.

Il Mezzogiorno, ne siamo convinti, è una risorsa per la Nazione intera ed è da qui che occorre ripartire se vogliamo inaugurare una stagione di crescita e benessere.

Certo, come ogni rosa ha le sue spine, anche Napoli deve fare i conti con una criminalità pervasiva che ne indebolisce il corpo e la mente.

Ma non può essere questo l’alibi per giustificare i tanti appuntamenti mancati. Anzi, proprio perché consapevoli di questa debolezza dobbiamo creare un contesto diverso.

Capace di offrire risposte a chi farebbe volentieri a meno di scegliere il malaffare per sopravvivere.

Dobbiamo impegnarci a cambiare la narrazione della città dimostrando che anche qui è possibile realizzare sogni e grandi ambizioni.

Non c’è niente che possa nutrire il successo più del successo. Dobbiamo saper realizzare i progetti di cui ci diciamo convinti e in tempi che non ne cancellino l’efficacia.

Con trasparenza. Per combattere mali come la corruzione, la collusione, il pressappochismo, la superficialità, il familismo amorale.

Per dare spazio al merito, alla competenza, alla responsabilità.

Tutti valori che sono propri di una sana industria.

Ecco, parliamo dell’Industria.

Noi siamo convinti che sia doveroso metterla al centro della politica economica nazionale perché è la cellula che contiene l’energia della produzione, dell’innovazione, della competizione.

Dove imprenditori e lavoratori s’impegnano spalla a spalla per realizzare quei beni che fanno del Made in Italy il marchio più rispettato al mondo.

Il Made in Italy, non il Made in Lombardia o in Campania, perché la nostra forza sta nella capacità di restare uniti, nel rispetto delle diversità.

Quando parliamo d’industria intendiamo la manifattura, certo, che rappresenta la maggior parte, ma anche i servizi, il turismo, l’armamento, le costruzioni.

E la cultura, che sempre di più deve informare ogni nostra scelta perché sia mirata e consapevole.

In ogni fabbrica, in ogni ufficio, in ogni attività c’è un nucleo di persone che cerca di fare il meglio che può in una sana competizione che deve portarci a progredire sempre.

La ricerca dell’eccellenza è diventata un’attività irrinunciabile in ogni funzione aziendale. E vorremmo condividere il nostro convincimento con tutti i nostri interlocutori – istituzioni, politica, forze economiche e sociali – con i quali avviare un periodo di feconda cooperazione per il raggiungimento dei fini comuni e di ciascuno.

Solo così possiamo migliorare un quadro che continua a segnalare troppe criticità, soprattutto per il Meridione.

Limitandoci alla Campania, la Banca d’Italia ci ha appena ricordato che nel 2016 il pil regionale è stato inferiore del 14% rispetto a quello del 2007 e che agli attuali ritmi ci vorranno altri 15-20 anni per recuperare il terreno perduto.

D’altra parte, il Pil italiano nel 2017 sarà ancora del 6% inferiore al livello 2007, dopo aver segnato il -9% nel 2013.

È il Paese intero che deve cambiare marcia, puntando sulla centralità delle imprese per l’economia e su una società che metta in condizione le persone di esprimere valori e fornire ciascuno il proprio contributo.

Gli strumenti approntati dai governi – nazionale e locali – possono essere utilmente attivati per raggiungere gli obiettivi che ci diamo.

Il complesso di opportunità conosciuto come Industria 4.0 (con i super e gli iper ammortamenti per chi investe), il credito d’imposta, il bonus per le assunzioni, il Jobs Act, i contratti di sviluppo, il coinvolgimento del risparmio privato attraverso i Pir, l’occasione per crescere senza debito offerta dalla piattaforma Elite, le Reti d’impresa, i Patti con le Città e le Regioni, i fondi europei e tutto quanto oggi è possibile mobilitare in favore dell’attività produttiva, può e deve trovare un’accoglienza matura per non sprecare altro tempo e altre occasioni.

Bisogna agire anche sul fronte del credito e della finanza innovativa, potenziando la collaborazione tra il sistema delle imprese e le banche e utilizzando strumenti come private equity, venture capital e minibond per accrescere la taglia delle nostre imprese che tendono a restare troppo piccole in un mondo che premia la grande dimensione e le economie di scala.

Ma, per tracciare linee durature di sviluppo, dobbiamo avere chiara la visione del futuro possibile.

Rilanciare l’industria significa, ad esempio, rendere attrattive le nostre aree per gli investimenti.

Migliorare la nostra dotazione in infrastrutture materiali e immateriali come le reti digitali, energetiche, logistiche e intermodali.

Se vogliamo mettere le nostre imprese in condizioni di innovare con la celerità che la competizione internazionale impone, tanto più per un paese manifatturiero come il nostro, dobbiamo predisporre la piattaforma tecnologica.

Per consentire l’utilizzo delle tecnologie è indispensabile l’effettiva diffusione della banda ultra larga.

E dobbiamo rafforzare la catena della formazione, da quella dei giovanissimi a quella continua, per essere capaci di misurarci con le nuove competenze che vanno emergendo.

Abbiamo bisogno anche di determinare condizioni di convenienza.

In questa direzione condividiamo il progetto di dotare Napoli e il Mezzogiorno di Zone economiche speciali per attirare investimenti, interni ed esteri, puntando su regimi fiscali di vantaggio e agibilità operativa.

Lo sviluppo si può ottenere solo dando fiducia e credito al mondo delle imprese al quale è attribuito il compito di creare ricchezza per potenziare l’economia reale che genera occupazione a beneficio delle tante famiglie che sono in ansia per il futuro dei propri figli.

O si vince tutti insieme o tutti insieme si perde. Le disuguaglianze – tra territori e tra persone – vanno ridotte. La povertà va combattuta. Va costruita una società più giusta.

Il compito delle organizzazioni di rappresentanza e di tutti i corpi intermedi, dev’essere proprio quello di promuovere questa sensibilità.

Di dare il buon esempio perché salga il livello complessivo dell’impegno di ciascuno e della sua responsabilità sociale.

Ritrovando la gioia di esprimere quello spirito di servizio come Lei, Presidente Mattarella, ci ricorda tutti i giorni con il suo esempio.

Non siamo all’anno zero. Napoli, come tutto il Mezzogiorno, è piena di uomini di valore.

Ha punti di eccellenza, primati di cui andare fiera.

Non basta più. L’eccellenza deve diventare normalità. Il rispetto degli altri e delle regole un costume condiviso perché conveniente anche sotto il profilo economico.

Il Sud, insieme al Paese, può e deve vincere la sfida in un orizzonte europeo che veda la nostra comune missione nel rilancio strategico della centralità del Mediterraneo.

Noi industriali napoletani, con modestia ma anche con determinazione, vogliamo contribuire al successo dell’Italia.

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