Il giudizio di Confindustria sul decreto “Salva Italia” è noto: esso è assolutamente necessario per evitare scenari potenzialmente gravissimi per l’Italia e per l’intera Europa. Si auspica che l’iter di approvazione sia spedito e senza intoppi.
Tutti devono essere consapevoli che un’aggravarsi della situazione finanziaria avrebbe comportato sacrifici e costi sociali ben maggiori ed il rischio non è ancora scongiurato.


Per questo auspichiamo che il prossimo Consiglio Europeo assuma tutte le decisioni che sono necessarie per rafforzare la governance europea e dare un quadro di certezze all’area dell’Euro. Senza le appropriate decisioni in sede europea rischiano di essere vanificati gli sforzi che diversi Paesi stanno compiendo.


Secondo le valutazioni nostre e di quasi tutti i centri di ricerca, l’economia italiana sta entrando in recessione.
L’aumento della pressione fiscale prodotto da questa manovra è notevole. Avremmo auspicato una maggiore attenzione al taglio delle spese. Ci aspettiamo che con la spending review prosegua il contenimento delle uscite, in modo da poter allentare simultaneamente e corrispondentemente la pressione fiscale.
In positivo, osserviamo che la manovra, specie nelle sue due componenti principali, aumenti di imposte e riforma delle pensioni, sembra caratterizzata da un elevato tasso di realizzabilità.

Considerando l’intero decennio, l’aumento programmato della spesa, quale risulta dai documenti ufficiali annuali, è stato dell’11,4%. L’aumento effettivo è stato del 52,3%. Vi sono dunque grandi differenze fra gli annunci, i programmi effettivi, come risultano dai documenti ufficiali, e le realizzazioni. Questi fatti sono ben noti ai mercati e hanno contribuito alla caduta di credibilità dell’Italia.
Il decreto contiene molti provvedimenti in materia di sviluppo. Si tratta di primi passi importanti, cui altri dovranno seguire. Ci riferiamo in particolare alle seguenti misure:


Patrimonializzazione delle imprese. La cosiddetta Ace è una misura importante per migliorare la struttura finanziaria delle imprese, favorirne l’accesso al credito, la crescita dimensionale e gli investimenti.
Deduzione Irap lavoro dal reddito d’impresa. Si tratta di una misura che riduce indirettamente il costo del lavoro, favorisce l’occupazione e la competitività internazionale delle imprese italiane.
Irap per giovani e donne. E’ previsto l’ampliamento della deduzione forfettaria dall’Irap a favore delle donne e dei giovani sotto i 35 anni.
Sostegno al credito per le PMI. Viene notevolmente potenziato il Fondo di Garanzia per il credito alle PMI, con l’obiettivo di consentire il raddoppio (da 10 a 20 miliardi) dell’ammontare complessivo dei crediti garantiti. Sono previste misure utili per il rafforzamento patrimoniale dei Confidi.
Bonus per ristrutturazioni e efficienza energetica. E’ stato reso strutturale il bonus del 36% per le spese di ristrutturazione e l’efficienza energetica. E’ stata prorogata al 2012 la detrazione fiscale per l’efficienza energetica degli edifici.
Infrastrutture. Si realizzano sensibili miglioramenti nell’assetto finanziario, procedurale e realizzativo del sistema operativo delle opere pubbliche. Si tratta di misure che rispecchiano un recente e proficuo confronto avviato tra imprese e fondazioni scientifico-culturali con il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti. Molto positivo è l’ampliamento del partenariato pubblico-privato (PPP), con una serie di misure (cessione di immobili, anticipazione della gestione nelle concessioni, edilizia carceraria e durata delle concessioni) che potranno favorire sicuramente gli investimenti privati. Anche la definizione di “super-priorità” di intervento infrastrutturale, soprattutto legate all’integrazione con le reti trans-europee, è condivisibile. Ci aspettiamo che si promuova un più sistematico impiego di valutazioni tecnico-economiche che definiscano un quadro di priorità anche sul complesso della programmazione infrastrutturale.
Fondi strutturali europei. Va valutata positivamente la norma che prevede l’esclusione delle risorse del cofinanziamento nazionale dal calcolo del Patto di stabilità interno. La norma dovrebbe facilitare, nelle Regioni del Sud maggiormente in ritardo (cd. Obiettivo Convergenza), l’accelerazione della spesa dei fondi europei, e il loro pieno utilizzo. La manovra consente l’effettiva spesa di 1 miliardo di euro in più rispetto al tetto di spesa stabilito dal Patto per ciascuno degli anni 2012, 2013 e 2014.
• Ice. Positiva è l’istituzione di un’agenzia snella che sostituisce l’ICE con il compito di promuovere l’internazionalizzazione delle imprese. Manca però nel testo del decreto il riferimento alla Cabina di Regia per l’internazionalizzazione e la promozione, organismo già esistente ed operativo, che svolge il compito fondamentale di emanare le linee guida e di indirizzo strategico coordinando l’azione dei diversi Ministeri (MSE e MAE in particolare) e degli altri soggetti interessati.
Liberalizzazioni. Particolarmente interessante è il “pacchetto” di misure dedicato alle liberalizzazioni col quale si compiono ulteriori e decisivi passi avanti sulla concorrenza e l’apertura dei mercati. Il decreto riscrive anche i principi di liberalizzazione delle attività economiche contenuti nella Manovra di agosto, superando alcune ambiguità per adeguare il nostro ordinamento al diritto UE e per rimuovere gli ostacoli ingiustificati all’accesso e all’esercizio delle attività economiche, fattore essenziale per la crescita. Infatti, vengono abrogati con effetto immediato una serie di vincoli individuati per tipologia (distanze minime, limitazioni geografiche, ecc.) e si stabilisce che i titoli autorizzatori preventivi sono giustificati solo in presenza di esigenze imperative di interesse generale costituzionalmente rilevanti.
Autorità indipendenti. Positiva è la previsione di un parere preventivo dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato sui disegni di legge del Governo e sui regolamenti che introducano restrizioni all’accesso e all’esercizio delle attività economiche. L’intervento dell’Autorità dovrebbe essere esteso anche alle altre tipologie di atti normativi. Sempre in tema di attribuzioni dell’Autorità antitrust, si prevede che questa sia legittimata ad agire in giudizio contro gli atti amministrativi che violino le norme a tutela della concorrenza. Molto attesa dalle imprese era anche l’individuazione di un’autorità indipendente nel settore dei trasporti. Si tratta di uno strumento essenziale per lo sviluppo logistico dei servizi di mobilità di persone e merci e per favorire gli investimenti privati.
Semplificazioni. Il decreto prevede un pacchetto di semplificazioni per rilanciare le attività produttive, a costo zero per lo Stato. Sono, in particolare, positive le norme che allineano la disciplina della privacy alla direttiva comunitaria. Tuttavia, l’intervento deve essere completato con l’eliminazione del Documento programmatico sulla sicurezza (DPS), che rappresenta un adempimento gravoso, cui non corrispondono effettive esigenze di tutela.
Vanno nella giusta direzione, inoltre, alcune misure di riduzione degli adempimenti amministrativi per le imprese (es. bonifica dei siti inquinati, opere di urbanizzazione a scomputo), che però non devono rimanere interventi isolati. Occorre infatti proseguire l’azione di semplificazione sia nelle aree di regolazione maggiormente critiche (ambiente, edilizia e urbanistica, paesaggio, salute e sicurezza sul lavoro, collocamento, ecc.), sia con interventi strutturali che consentano di rendere certi gli esiti e i tempi delle procedure amministrative (es. poteri sostitutivi).

Per quello che riguarda le imprese, le maggiori criticità riguardano due grandi temi. Il primo è quello delle ricerca e innovazione. Nel decreto non sono presenti le importanti misure a supporto della R&I che erano invece previste in precedenti bozze del provvedimento e che riguardavano in particolare l’introduzione di un credito d'imposta R&S per investimenti intramuros delle imprese. Pur nella condivisione dei vincoli imposti dalla situazione complessa, si sottolinea l’importanza di lavorare affinché possa essere riconsiderata quanto prima l’introduzione di un credito d’imposta in R&I per gli investimenti intramuros, e misure che incentivino la diffusione di fondi di venture capital per le start up high tech.
Il secondo riguarda le conseguenze della riforma pensionistica sul mercato del lavoro. E’ evidente che la riforma delle pensioni implica un grande cambiamento nel mercato del lavoro, nella formazione professionale, negli ammortizzatori sociali, nei modelli retributivi, nei comportamenti delle persone e delle imprese. Di questi temi, come ha annunciato il governo, si discuterà nelle prossime settimane. Per il momento, riteniamo necessario segnalare che l’applicazione delle nuove regole per l’accesso al pensionamento è esclusa per alcune categorie di lavoratori (quelli in mobilità sulla base di accordi collettivi ante 31 ottobre 2011, i destinatari di trattamenti alla stessa data da parte dei Fondi di settore, i lavoratori autorizzati alla prosecuzione volontaria ante 31 ottobre 2011) nei limiti di 50.000 unità. Va segnalato altresì che a questi soggetti si applica il meccanismo di adeguamento alla speranza di vita e che nel tetto sono stati ricompresi anche coloro che erano stati esclusi dalla finestra mobile di 12 mesi con la manovra per il 2011. Riguardo tali soggetti appare auspicabile che si elimini il tetto dei 50.000, in quanto la platea è molto più ampia; si facciano salvi i diritti dei lavoratori scaturenti da accordi stipulati sino all’entrata in vigore del decreto, per quanto riguarda sia la mobilità sia la prosecuzione volontaria.
 


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