Il 25 febbraio 2016, la Commissione europea ha presentato l’Indice dell’economia e della società digitali 2016 (DESI) che analizza la performance digitale dell’Europa nel suo complesso e dei singoli Stati membri nel corso del 2015, sulla base di 5 indicatori principali:

  1. Connettività
  2. Capitale umano
  3. Utilizzo di Internet
  4. Integrazione delle tecnologie digitali
  5. Servizi pubblici digitali

L’analisi dimostra che sia l’Unione europea nel suo complesso così come i singoli Stati membri si stanno sempre più muovendo verso una economia e società digitali (in un punteggio compreso tra 0 e 1, l’UE ha raggiunto uno score di 0,52 nel 2016, rispetto allo 0,50 dello scorso anno) ma che, allo stesso tempo, gli Stati membri corrono a velocità decisamente diverse.  Il miglioramento del punteggio complessivo è stato principalmente determinato da una migliore connettività e integrazione delle tecnologie digitali.

Gli Stati membri sono stati invece raggruppati in 4 gruppi in base al loro punteggio nel DESI 2016 e alla crescita che hanno registrato tra il 2015 e il 2016.

  1. Running ahead countries sono i Paesi il cui punteggio è cresciuto più rapidamente di quello della media UE nel corso dell’ultimo anno, ovvero: Austria, Germania, Estonia, Malta, Paesi Bassi e Portogallo.
  2. Lagging ahead countries sono i Paesi il cui punteggio è comunque superiore alla media UE, ma cresciuto meno rapidamente di quello UE nel corso dell’ultimo anno. Rientrano in questo gruppo: Belgio, Danimarca, Finlandia, Irlanda, Lituania, Lussemburgo, Svezia e Regno Unito.
  3. Catching up countries sono i Paesi il cui punteggio è inferiore alla media europea, ma cresciuto più rapidamente di quello UE nel corso dell’ultimo anno. Rientrano in questo gruppo: Spagna, Croazia, Italia, Lettonia, Romania e Slovenia.
  4. Falling behind countries sono i Paesi con un punteggio inferiore alla media UE e il cui sviluppo nel corso dell'ultimo anno è stato più lento di quello della UE nel suo insieme, ovvero: Bulgaria, Cipro, Repubblica Ceca, Grecia, Francia, Ungheria, Polonia e Slovacchia.

Nel corso dello scorso anno, tutti i paesi dell’UE hanno migliorato il proprio punteggio ad eccezione della Svezia, ferma allo 0.67. Inoltre, sembra stia diminuendo il divario tra i paesi “migliori” e  i “peggiori”.

 L’Italia, con un punteggio complessivo pari a 0,4 si trova al 25° posto nella classifica dei 28 Stati membri e, come detto, fa parte del gruppo di paesi che stanno recuperando il ritardo. Nell’ultimo anno ha registrato pochi progressi in relazione alla maggior parte degli indicatori. Una delle eccezioni riguarda il ruolo maggiore del commercio elettronico nel fatturato delle PMI (8,2% del totale). Emerge, in ogni caso, come l’industria italiana potrebbe trarre maggiori vantaggi da un uso più diffuso delle soluzioni di eBusiness. Più nel dettaglio:

  1. In termini di connettività, la copertura delle reti NGA è passata dal 36% delle famiglie nel 2014 al 44% nel 2015, ma i progressi sono ancora troppo lenti (con un punteggio complessivo di connettività di 0,42, l’Italia si colloca al 27° posto).
  2. L’assenza di competenze digitali di base è la ragione principale del basso tasso di adozione della banda larga fissa (con un punteggio di 0,42 nel capitale umano, l’Italia è al 24° posto tra i paesi dell’UE). Il 37% della popolazione, infatti, non usa internet regolarmente e il restante 63% svolge poche attività complesse online. Come sottolinea la stessa Commissione, l’Italia non può sperare di cogliere appieno i benefici dell’economia digitale fintanto che un terzo della sua popolazione non utilizza regolarmente Internet. Inoltre, tra gli utenti regolari di Internet, una percentuale consistente (almeno il 31%), manca ancora di competenze digitali di base. Secondo l’indice, la principale causa di questa mancanza di competenze digitali è da ricercarsi nel basso livello di istruzione della popolazione italiana (solo il 42% della popolazione ha un livello di istruzione più alta della secondaria inferiore, il quarto il valore più basso nella UE28), e nell’importante fetta di popolazione anziana. Il livello di laureati STEM è ancora basso, seppur in aumento rispetto allo scorso anno. Anche la quota di specialisti ICT è molto al di sotto della media europea ed è rimasta stabile nel corso dell’ultimo anno. Data la bassa quota di laureati STEM e la lenta integrazione della tecnologia digitale, è molto difficile che la percentuale di specialisti ICT possa aumentare nel prossimo futuro, per ragioni sia di domanda che di offerta.
  3. In termini di propensione degli individui a utilizzare i servizi Internet, l’Italia ha il punteggio più basso tra i paesi dell’UE. Solo nella fruizione dei contenuti digitali, come la riproduzione di musica, video e giochi (52%) l’Italia fa meglio della media UE. Al contrario, le operazioni complesse come eBanking (43%) e lo shopping online - seppur migliorato di 4 punti percentuali - (39%) sono meno comuni. La lettura di news online è meno diffusa (57%) rispetto alla quasi totalità degli altri membri dell’UE ed è addirittura in diminuzione. I motivi della diminuzione possono essere riconducibili all’ulteriore diffusione di contenuti a pagamento.
  4. L’integrazione della tecnologia digitale da parte delle imprese è il secondo indicatore migliore per l’Italia: con un punteggio di 0,31 (sostanzialmente invariato rispetto allo scorso anno), l’Italia si colloca al 20° posto tra i paesi UE. L’e-commerce sta guadagnando notevole importanza come canale di vendita, specie tra le PMI. L’adozione di soluzioni eBusiness non ha registrato invece lo stesso progresso, con il 36% - stabile – delle imprese che condividono le informazioni in via elettronica, e il 14% - in leggero aumento – che fa uso dei social media.
  5. Per quanto riguarda, invece, i servizi pubblici digitali l’Italia si avvicina alla media dell’UE. Si tratta del migliore indicatore per l’Italia, che la vede collocata al 17° posto tra i paesi dell’Unione europea con un punteggio di 0,54. In questo caso, la disponibilità di servizi pubblici online ha registrato dei progressi ma l’uso dei servizi di eGovernment resta il tallone d’Achille del nostro Paese.

     

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