Vittorio Genna: L'Italia cresce de punta al Sud.

Serve un confronto fra le imprese e chi governa il territorio.
I temi centrali della Relazione svolta all’Assemblea Pubblica dell’Unione Industriali Napoli

La crescita crea lavoro, coesione sociale, futuro. A frenarla vi sono le persistenti tensioni internazionali ma anche fattori su cui si può e si deve incidere. L’Europa deve deregolamentare e ridefinire le norme del Wto, riequilibrando i rapporti con la Cina con politiche anti-dumping. Se non si provvede in tempo, continuerà il declino già in atto di interi settori produttivi.

A lanciare l’allarme è il Presidente di Unione Industriali Napoli, Vittorio Genna, nella Relazione svolta all’Assemblea Pubblica dell’Associazione, tenutasi oggi a Palazzo Partanna, alla presenza tra gli altri del Vice Presidente del Consiglio Antonio Tajani, del Presidente di Confindustria Emanuele Orsini, del Sindaco di Napoli Gaetano Manfredi e del Presidente della Regione Campania Roberto Fico.

Occorre quindi rilanciare la manifattura, sostenere i processi di integrazione delle tecnologie nei processi produttivi, dotarsi di una politica energetica continentale senza integralismi ideologici, puntando su nucleare e rinnovabili, rivedendo profondamente il sistema ETS.

L’Italia ha recuperato autorevolezza e reputazione internazionale, grazie alla stabilità e al rigore nella gestione dei conti pubblici.

Il modello nuovo di fare sistema sul fronte dell’internazionalizzazione ha sostenuto le vendite all’estero delle nostre imprese. Con la recente missione in Argentina e Brasile, promossa da Governo e Confindustria, l’Italia è stato il primo Paese a dare attuazione all’Accordo Mercosur.

Sul piano interno, va recuperato il ruolo del coordinamento nazionale, abbandonando visioni come quelle portate avanti con la riforma dell’autonomia differenziata e valorizzando la proposta di riconfigurazione dei rapporti fra Stato e Regioni prodotta dalla Fondazione Mezzogiorno.

 

Politica industriale e centralità del Mezzogiorno

Bisogna rilanciare la politica industriale puntando sul Mezzogiorno, che non può ridursi a un semplice hub energetico ma necessita di investimenti ad alto impatto economico e occupazionale, anche in ambiti come la difesa nazionale.

Non basta, dopo il Pnrr, proseguire l’intervento pubblico per ridurre il divario infrastrutturale e di servizi. Serve un progetto per Napoli e per il Sud finalizzato ad ampliare un tessuto manifatturiero non privo di eccellenze e insediamenti multinazionali. “Non chiediamo politiche per il Sud” è il messaggio di Genna, “ma politiche per l’Italia che utilizzino le potenzialità del Mezzogiorno”.

 

Attrattività del territorio e ruolo delle Istituzioni

Vanno create le condizioni per rendere più attrattivo il territorio meridionale, superando una condizione deficitaria che vede la Campania e le altre province del Sud agli ultimi posti delle classifiche sulla qualità della vita.

Fondamentale, per le Istituzioni territoriali, è una visione dello sviluppo. Significa non limitarsi a sussidi e iniziative assistenziali, ma incentivare l’impresa che crea lavoro duraturo.

Non bastano, rimarca il Presidente dell’Unione Industriali Napoli, turismo, intervento pubblico, progetti di rigenerazione urbana dalla sostenibilità economica e sociale peraltro ancora incerta, come quello per la futura Bagnoli, dopo l’America’s Cup.

Occorre rendere il territorio autosufficiente attraendo investimenti produttivi ma anche manager di altissimo profilo, rilanciando una metropoli come Napoli quale sede di centri decisionali.

 

Il confronto con l’Impresa 

L’impresa, soggetto trainante dello sviluppo, deve in tal senso diventare punto di riferimento anche per la pianificazione territoriale. Gli imprenditori sono abituati sia a programmi pluriennali basati sull’analisi concreta di obiettivi da raggiungere, sia a bilanci semestrali in cui si rivedono ‘in corsa’ ambizioni e percorsi di crescita. Se la capacità di attrarre investimenti si consegue rendendo i territori più vivibili, per raggiungere il risultato serve il confronto con chi vive l’impresa quotidianamente, è in grado di formulare proposte puntuali e sviluppare progettualità di grande respiro, segnalare disagi e criticità.

L’Unione Industriali chiede un confronto non formale con chi governa il territorio, dalla Regione alla Città Metropolitana di Napoli, al Comune capoluogo, per definire concretamente condizioni di agibilità dell’impresa - dalle aree industriali agli snodi di trasporto, all’economia del mare - e una visione di sviluppo del territorio. 

Una sinergia che consenta di creare condizioni di maggiore sicurezza e vivibilità ponendo le premesse non solo per il ‘ritorno dei cervelli’ ma anche per la possibilità per i giovani di scegliere di restare sul territorio, protagonisti del proprio futuro.

In allegato la Relazione integrale

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